https://sites.google.com/site/emanueledelucchimusic/
Questa sezione è dedicata ad Emanuele Delucchi, pianista notevole, amico fraterno e compagno di avventurose peregrinazioni spirituali e intellettuali, ricercatore insaziabile di poetiche armonie.
La sua attività di compositore e pianista ha sempre suscitato in me grandissimo interesse e ammirazione, come tutta la sua attività "umana", anche perchè questa, per tante affinità dell'anima, è stata sempre in qualche modo collegata alla mia.
Rafforzata da seri ed appassionati studi sulla tradizione contrappuntistica rinascimentale e barocca nonchè sull'interiorizzazione dei diversi stili successivi - la sua volontà creativa è tesa alla continua ricerca di un equilibrio fra il sentire di un animo immerso nella realtà contemporanea, con tutte le sue inquietudini e complessità, e quell'antica e fondamentale esigenza di sublimazione e armonizzazione della forma, che appiana le divergenze e placa i contrasti. Ed è proprio sul senso della forma - “veste sacra” del significato e nello stesso tempo ciò che imprescindibilmente ne determina l'interiore coerenza - che si concentra una parte importante e molto originale della sua riflessione musicale: a volte avviene quasi una trasposizione in suoni di architetture di pensiero che possono trovare origine in idee e sentimenti che sono “prima” della musica che li avvolgerà e completerà - altre la musica semplicemente “avviene”, in tutta la sua purezza ed equilibrio senza sforzi o tensioni in soluzioni formali assolutamente tradizionali, come la Variazione o la Forma-Sonata, ma qui queste forme antiche ed archetipiche si riempiono sempre di nuovi significati, sia che costituiscano nella loro “idealità” dei punti di partenza, sia quando a causa di un'idea preesistente subiscano inevitabilemente metamorfosi.
Se interrogato sui suoi studi in proposito, ama rispondere che suoi maestri sono "Palestrina, Bach, Beethoven, Brahms..."; non ha infatti studiato la composizione che con la sua autodisciplina e la sua passione, ovviamente spinto da un'imprescindibile necessità creativa. Al che molti accademici potrebbero storcere il naso; ma ovviamente possiamo immaginare - liberandoci da quell'idea così dominante oggi di “santa apparenza” - quanto sia poco determinante (nella sostanza) avere uno o tanti diplomi incorniciati, quanto sia limitante fidarsi soltanto di chi abbia ricevuto "normalmente" riconoscimenti dalle istituzioni, e quanto invece lo sia presentare prove concrete del proprio lavoro, prove da valutare oggettivamente come dimostrazione di un valore che qui va a maggior ragione ammirato, perchè forgiato dalla persona stessa - e sappiamo quanto rari siano casi di simile autoregolamentazione.
Il suo catalogo comprende brani pianistici e cameristici (di prossima pubblicazione) in cui appare subito chiaro lo spontaneo rifiuto di effetti virtuosistici fini a se stessi, pur nelle pagine più ostiche - come nelle diaboliche "Variazioni e Finale su Tema di Paganini" per pianoforte - a favore di un'individualizzazione delle voci e delle parti in un tessuto contrappuntistico portato avanti con incredibile sicurezza e purezza (esempio ne sia il meraviglioso e delicato “Quartetto d'archi”). Contrappunto che, come lui a ragione ha compreso, non può essere scioccamente ridotto ad uno sterile insieme di regole pedanti, ma considerato anzitutto una forma mentis, un'idea, una predisposizione, un linguaggio, forse quello più complesso e che quindi si presta ad infinite potenzialità creative; comunque un qualcosa di personale, non a caso esso non si è esaurito affatto nel Barocco o poco più tardi, ma ha trovato nuove possibilità espressive grazie al genio di un Beethoven, di uno Chopin, d'uno Schumann, o di un Brahms, per non citarne che i maggiori e senza andare troppo in là nel tempo. Per non parlare di procedimenti “contrappuntistici” nella pittura e nella letteratura, a testimoniare che qui si parla non di “regole” date ma di personale ricerca di una regolamentazione attraverso l' “Idea” di contrappunto.
La scrittura pianistica è pulita ma accattivante, con soluzioni tecniche ed effetti raggiunti attraverso niente che non sia già sulla tastiera - il nuovo germoglia dall'antico, senza far rumore, ogni seduzione a facili effetti timbrici e tecnici fini a se stessi è saggiamente evitata. La sua musica parla il linguaggio puro di chi non vuole costringere gli altri ad ascoltare, ma di chi affascina l'ascoltatore con verità nella loro essenza semplici ed universali. Non a caso la sua particolare predilezione per Chopin, uno Chopin riscoperto dal Delucchi pianista in una inusuale (ma quanto mai veritiera!) veste classica, che rinuncia a quell'abito "molle" e di cattivo gusto che è stato sempre facile cucirgli addosso, ignorando invece di Chopin la raffinatezza e l'esigenza di un "soffrire contenuto", di un'inevitabile presa di coscienza affrontata spesso con un sottile sarcarmo - e questo soprattutto da parte di quei pianisti che pensano ingenuamente di poter sfogare nella musica romantica le proprie pulsioni animalesche senza alcun ritegno. Emanuele è pianista dalla solida tecnica e dal raffinato istinto musicale, e questo inevitabilmente riveste un importante ruolo nel suo sviluppo compositivo per quel che riguarda soprattutto la scrittura pianistica, anche se attualmente i suoi interessi si stanno concentrando verso un organico più puro e meglio adatto ad esprimere e rappresentare le sue urgenti sperimentazioni armoniche e formali - come formazioni di archi, o di piccoli gruppi di strumenti scelti accuratamente (il "piccolo", ciò che è cesellato, semplice, intimo, è infatti il campo espressivo che preferisce).
Appare chiaro che Emanuele non si arrende al linguaggio compositivo così di moda oggi, ove protagonista assoluta ormai pare sia la sola ricerca di effetti sonori e timbrici, l'equivalente dal punto di vista linguistico-grammaticale ad un ritorno a forme d'espressioni pre-verbali, da “caverna”. Oggi si crede che ogni prodotto umano possa assumere dignità artistica, poiché basta che qualcuno si consideri a suo arbitrio “creatore” e che abbia la necessaria tracotanza di riconoscere di aver “agito sulla realtà, modificandola”. Questa “modifica”, indiscriminata, spesso violenta, senza motivazione alcuna, per questi falsificatori privi d'ogni technè e senso del gusto è già arte. Oggi si crede che questo faccia parte dell'evoluzione verso un miglioramento, che sia un progresso, qualcosa di nuovo, di originale, lo si giustifica cercando l'appoggio delle più disparate dottrine filosofiche, ma a mio avviso tutto ciò al più tradisce quando non una completa assenza di senso estetico (ormai “l'oggettivo senso umano del bello” è perduto) spesso delle mancanze proprio a livello tecnico.
Scrivere musica non è cosa da poco, e richiede studio e lavoro assiduo e costante. Non si può evitare la purificante strada dell'esercizio e cavarsela con cluster, note sparse qua e la dall'acuto al grave, fischi, rumori e sfarfalii; per quanto solide siano le loro motivazioni l'uomo avrà sempre bisogno di bellezza pura e senza tempo, di quella bellezza che invece oggi ci si rifiuta di regalare, ma che sarebbe necessaria ora più che mai, in questo secolo freddo, di cemento e di indifferenza. Questo perchè l'arte è eminentemente sublimazione e “raffinazione” di emozioni e istinti prima allo stato primordiale, filtrati attraverso una mente razionale vigile e cosciente - e così nobilitati, ricondotti a simbolo, a pura idea, quindi dominati. E' così che l'uomo progredisce, misurandosi sempre con la sua capacità di trasformare il complesso gorgoglìo di disordinate emozioni e devastanti stati d'animo (perchè nell'animo di un artista non vivono mai emozioni “normali”) in prodotti d'arte, in sentimenti che egli può dominare e sui quali può quindi effetture una riflessione più efficace e profonda. L'umanità ha sempre dovuto il suo progresso e il suo equilibrio all'arte, che costituisce l'unica protezione da quei sentimenti meschini che continuamente ne minano l'equilibrio, perchè è in essa la vera e ultima sede di ciò che è Bello e quindi Buono. Se smettiamo di considerare l'arte, che per definizione è quanto di più alto e migliore l'uomo riesca a produrre, come tale mezzo di innalzamento e miglioramento spirituale per l'umanità intera, allora potrà dirsi terminata ogni evoluzione, e saremo in balìa del più pericoloso dei sentimenti che ci appartengono: la superficialità, l'abbandono di ogni stimolo ad indagare se stessi, il mondo, la vita. E dove c'è questo, c'è chiusura, ignoranza, e quindi violenza e male. Il Bello che si cela nei grandi capolavori dell'arte e nei cuori delle persone che per essa vogliono esprimersi, è sempre servito a bilanciare il forte impulso autodistruttivo dell'uomo. Dove c'è arte, c'è il Bene.
Incoraggiamo dunque il percorso di un giovane artista che tenta di lasciare alla musica ciò che le è proprio, la sua valenza positiva e la sua forza equilibratrice. La strada che ha davanti è lunga e visti i primi frutti della sua sensibilità possiamo dunque aspettarci grandi conquiste, da accogliere con profonda gratitudine.
E' possibile scaricare alcune delle composizioni qui sotto elencate dal sito:

